Contact
No. 8, novembre 2002
Bollettino del Consiglio Internazionale OFM
Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato
(preparato dall’Ufficio GPSC di Roma)
Numero speciale sul Meeting Africano GPSC
Nairobi, Kenya, 16-20 settembre 2002
Introduzione
Hanno preso parte all’incontro frati di diverse Entità della Conferenza Sub-Sahariana: Sud Africa, Mozambico, Zimbabwe, Africa orientale e occidentale. Erano presenti anche Chris Duckett di Franciscans International, Ginevra, e Francisco ó Conaire ofm, dell’ufficio GPSC di Roma. Ogni Entità ha presentato la propria breve relazione, cui sono seguiti commenti e domande. Un’intera giornata è stata dedicata al ruolo dell’animatore GPSC, specialmente per quanto riguarda la formazione, la parrocchia, l’evangelizzazione. è stato fornito un aggiornamento sulle risorse GPSC disponibili, incluso il Manuale GPSC e le modalità su come integrarlo nei programmi di formazione, con alcune idee molto valide proposte dal Sud Africa. La maggior parte dei relatori invitati a parlare alla commissione erano donne. La valutazione finale è stata molto positiva. I temi trattati erano molto interessanti e la commissione della Conferenza si sta molto rafforzando. Il maggior problema continua ad essere la comunicazione a causa sia della povertà sia delle lingue. Il suggerimento di favorire lo studio delle lingue, specialmente francese e inglese, potrebbe aiutare a risolvere questo problema. Si è espresso il rincrescimento per l’assenza dei rappresentanti di alcune Entità e si è ringraziata la Provincia australiana, il cui finanziamento ha reso possibile l’incontro.
Questa edizione di Contact darà alcune informazioni circa i punti salienti discussi:
a) La realtà africana
b) Franciscans International
c) GPSC parte integrante del nostro carisma
d) L’epidemia HIV/AIDS in Kenya
e) Johannesburg e il Summit sullo “Sviluppo sostenibile”
f) Rete “Fede e Giustizia” afro-europea (AEFJN)
g) GPSC e cambiamenti delle Strutture
h) Proposte per il Capitolo Generale.
A. La realtà africana.
Anthony Njui, un laico membro della commissione GPSC dell’Episcopato keniano, ha fatto un excursus sui problemi più importanti dell’Africa sub-sahariana e sulle sfide che i Francescani dovranno affrontare nel prossimi cinque anni, proponendo una breve fondamentale spiegazione dei problemi stessi: la globalizzazione ha aperto le cateratte ad una spietata concorrenza a favore degli investitori, l’aumento del debito estero, l’eredità della guerra fredda, i leaders fantoccio corrotti, e le politiche di aggiustamento strutturale imposte dal FMI. Dopo il crollo del muro di Berlino, l’Occidente ha abbandonato l’Africa, lasciando come conseguenza inimmaginabili sofferenze dovute all’esplodere delle guerre civili e dei conflitti tribali.
Anthony ha messo in evidenza cinque aree di impegno e sfida: HIV/AIDS, l’incremento della povertà, le deboli strutture democratiche e di governo, i conflitti ed i problemi relativi alla terra e all’ambiente.
Nell’elencare le sfide ha ricordato che il 30-50% della popolazione vive al di sotto del livello di povertà, con crescente divario tra ricchi e poveri, aumento della disoccupazione e della criminalità. La corruzione statale è rampante. Secondo un leader africano, dalla dichiarazione di indipendenza il continente ha perso 140 milioni di dollari per la corruzione deii leaders e il 40% dei risparmi di tutto il Continente è depositato presso banche straniere, contro il 4% dell’Asia e il 7% dell’America Latina. La divisione coloniale dei paesi, con scarsa attenzione per le differenze etniche e culturali, è stato un fattore determinante per i conflitti. I conflitti interni hanno subito un’escalation dagli anni ’80, e sono stati provocati soprattutto da interferenze straniere desiderose di impossessarsi di vasti depositi di risorse minerali. L’acqua e la terra saranno punti focali del futuro contendere. Ha infine concluso con una serie di domande provocatorie: Avete una strategia per affrontare questi gravi problemi? Avete un documento di indirizzo politico su HIV/AIDS e povertà? Quale ruolo di appoggio pubblico possono giocare i Francescani in favore dell’Africa?.
B. Franciscans International
Chris Duckett ha presentato Franciscans International attraverso alcuni esempi. FI ha iniziato - e poi continuato - il suo lavoro a seguito di alcune richieste di sostegno presentante dalla Famiglia francescana, soprattutto per i problemi in Papua occidentale e nell’Isola di Vieques, Porto Rico. Quando i francescani lanciano un appello, specialmente se si tratta di persone in pericolo, FI mette in moto un procedimento per ottenere l’appoggio del maggior numero possibile di francescani, dei membri delle Delegazioni di governo con sede a Ginevra, della stampa e altre organizzazioni. Garantire corretta informazione e risposte professionali richiede tempo, molto dispendio di energie e di denaro. Terminata l’azione urgente, occorre fare seguito con un piano ben organizzato, generalmente sollecitando i Francescani a ricorrere alla Commissione per i Diritti Umani di Ginevra. L’incontro annuale di questa Commissione dà ai Francescani la possibilità di presentare i propri casi ai governi, incontrare diplomatici e altri membri di ONG che lavorano su problemi simili e anche conoscere lo staff di FI. Questi incontri sono organizzati dallo staff di Franciscans International. Chris ha espresso calorosamente il desiderio di poter contare sulla presenza di rappresentanti dell’Oriente e del Sud Africa al prossimo incontro della Commissione per i Diritti Umani del 2003. Per avere copia del suo intervento scrivere a duckett@fiop.org.
A questa sessione era presente anche sr. Mary Francis, francescana, che lavorerà un giorno la settimana presso l’ufficio FI di Nairobi. è attivamente impegnata in problemi di giustizia sociale, nel fondare comunità e, ora, anche nell’addestramento di alcuni consiglieri per mitigare la violenza elettorale.
C. GPSC parte integrante del nostro carisma
Francisco ha introdotto la riflessione ponendo alcune domande: Cos’è GPSC? Cos’è l’animazione GPSC? Cosa significa spiritualità dell’animazione? Poi ha espresso alcune idee sul tema di GPSC nel servizio parrocchiale e in fraternità; ha quindi parlato delle risorse GPSC disponibili.
Alcune risposte alle domande
1. Cos’è GPSC?
v è uno stile di vita. è parte fondamentale dell’evangelizzazione e un modo per essere solidali con coloro che sono in difficoltà.
v È la Spiritualità del regno – una prospettiva di vita e di ministero. Se la visione della Chiesa e dell’Ordine è essere a servizio del Regno, GPSC è accettata come parte integrante della missione; se, viceversa, la visione della Chiesa è di servire se stessa, GPSC non ha alcun senso.
v È la dimensione politica della nostra fede – la dimensione profetica dello Spirito e di ogni battezzato. Parlare e non far nulla è già una dichiarazione politica.
2. Cos’è l’animazione GPSC?
v È far sì che le persone si incontrino e riflettano sulla loro vita e sulla realtà che le circonda (locale e globale) dalla prospettiva dello Spirito e da quella francescanafrancescana, secondo il metodo “vedere-giudicare-agire”.
v è indicare come integrare GPSC nella nostra vita.
v è anche sostenere i frati nel loro ministero con spiccata sottolineatura della dimensione sociale dello Spirito.
v è aiutare le persone a rispondere alle domande: Che cosa, perché,. come? Cosa sta accadendo nel nostro mondo? Perché è sempre più devastato?
v è aiutare i poveri localmente e collaborare con altri che hanno obiettivi simili.
v è formare una coscienza critica; mettere in discussione le strutture e scoprire cosa sta dietro l’informazione.
v è vedere ciò che accade nelle nostre fraternità e non soltanto nel proprio ministero.
v è agire con giustizia, amare con tenerezza e camminare umilmente con Dio (Osea)
v è aiutare la gente a leggere i segni dei tempi, essere compassionevoli e cercare di soccorrere chi è nel bisogno, rispondendo alle loro necessità immediate, ma anche lavorando per influire sulle politiche - sia a livello locale che internazionale – che sono la causa della povertà e dell’emarginazione.
3. Spiritualità dell’animazione GPSC.
Per questa riflessione è stato usato l’articolo presentato da Francisco al meeting di Vossenack. Vedere http://www.ofm-jpic.org/congress2000/english/035_039_en.pdf.
4. La riflessione sui seguenti temi era basata su materiale di Vossenack:
GPSC nella Fraternità http://www.ofm-jpic.org/congress2000/english/150_154_en.pdf
GPSC nella Formazione http://www.ofm-jpic.org/congress2000/english/143_149_en.pdf
GPSC nella Parrocchia http://www.ofm-jpic.org/handbook/english/ENGLISH03A4.pdf
5. Risorse per la formazione GPSC.
La maggior parte delle risorse sono disponibili sulla seconda pagina web dell’ufficio GPSC: www.ofm-jpic.org.
D. L’epidemia HIV/AIDS in Kenya
L’intervento è stato tenuto dal dr. Margaret Ogola, medico, che lavora per la Conferenza episcopale e per un orfanotrofio con bambini affetti da questa malattia. È una mamma e una cristiana impegnata ed ha parlato in modo eccellente, fornendo un quadro professionale ma anche la dimensione pastorale del problema. Ecco alcuni punti fondamentali da lei toccati:
1. Le conseguenze peggiori dell’epidemia sono ancora sconosciute.
2. Gli epidemiologi ritengono che l’epidemia si stia stabilizzando (1 milione di orfani di famiglie allargate; problemi per l’eredità della terra).
3. Districare il delicato sistema sanitario. Costi della terapia antivirus (il 40-50% dei letti sono occupati).
4. Il contagio ha “volto femminile” con la conseguenza che:
v Rispetto agli uomini, le donne tra i 14 e i 25 anni hanno il triplo di possibilità di essere infettate.
v Gli uomini più vecchi cercano donne più giovani.
v Sbilancio tra maschi e femmine
v Aumento dei bambini nati già infetti e degli orfani
v Le donne, sostegno delle famiglie, stanno morendo.
5. HIV e cultura. Perdita dei valori positivi della cultura africana (astinenza prima del matrimonio, famiglie stabili, famiglie allargate, senso comune del destino) e mantenimento di quelli negativi (ereditare la moglie, purificazione delle vedove, mutilazione dei genitali femminili, violenza verso il debole).
6. Chiesa e profilassi. L’organizzazione maggiormente impegnata nella lotta contro l’HIV/AIDS in Africa è la Chiesa, ma si è impantanata nel problema del “profilattico”. L’astinenza andrebbe bene per un periodo definito (per quelli con un paio d’anni di aspettativa di vita) ma non può essere una soluzione a lungo termine (per coloro che sono in terapia e vivranno più a lungo). L’astinenza va ancora raccomandata a coloro che sono HIV negativi e il profilattico non potrebbe essere una via praticabile. Il sesso non è indispensabile per il vivere, ma è una componente importante nelle relazioni della maggior parte della gente. Vi è un problema molto serio di re-infezione, ossia persone già infette che vengono colpite da nuove mutazioni del virus e perciò è necessario che coloro che sono positivi evitino di miscelare liquido seminale e fluidi vaginali.
7. Cura pastorale dei malati. Vi è 1 probabilità su 1.000 che sia la donna ad infettare l’uomo mentre il contrario è di 1 su 100! Il rischio d’infezione è basso, salvo che non vi siano ferite ai genitali. Occorre curare le malattie trasmesse sessualmente. HIV non si trasmette per semplice contatto. La dottoressa è rimasta scandalizzata da un prete che distribuiva la comunione ai malati con i guanti!
8. Test e terapia volontari: I leaders della Chiesa dovrebbero dare l’esempio e sottoporsi volontariamente ai test perché è necessario rompere un tabù. HIV non è una dichiarazione di immoralità (vi sono così tanti bambini infetti!). Il test volontario indica l’aver accettato l’HIV come malattia e non come anatema.
9. Reazione dei frati. Molti frati stanno lavorando per aver ragione di questa pandemia e hanno bisogno di sostegno. Occorre promuovere una riflessione su questo tema. La Commissione GPSC ha chiesto ai Provinciali di sottoscrivere e inviare a tutti i frati dell’Ordine una lettera che mette in rilievo il problema e chiede riflessione e assistenza per l’Africa, dove questa pandemia sta avendo le conseguenze più devastanti.
E. Johannesburg e il Summit sullo “Sviluppo sostenibile”
a) Excursus storico a partire dall’incontro di Rio (1992-2002)
Rio (1992)
v Vi erano molte attese circa la possibilità di uno sforzo comune per trattare i problemi mondiali: era caduto il muro di Berlino, le spese militari potevano essere convertite in aiuti per sradicare la povertà e affrontare i problemi dell’ambiente.
v La stesura dell’o.d.g. di Rio aveva posto l’accento sull’ecologia.
Marrakech (1995)
v Nasce il WTO, fuori dall’ONU, un testo di 20.000 pagine contenente regole sul commercio e nessun reale impegno contro la povertà e la promozione dell’ambiente e dello sviluppo.
v Ampia crescita dell’economia mondiale, in particolare del TNC.
v La strategia di aiuto del 7% concordata a Rio è disattesa e addirittura ridotta. Gli Stati Uniti stanziano lo 0,01% del loro PIL. Il Fondo Monetario Mondiale costringe i governi a ridurre i loro investimenti in progetti di sviluppo (salute e scuola).
v Contemporaneamente, accanto allo stillicidio degli aiuti, cresce l’investimento privato nei paesi in via di sviluppo.
v Molte promesse falliscono e nessun cammino eco-sostenibile viene intrapreso.
v In questi ultimi dieci anni cresce la consapevolezza che è necessario collegare strettamente tra loro ambiente, sviluppo e sradicamento della povertà.
v Emerge un unico super potere di gruppi economici e corporativi potenti in una società civile debole e deboli sindacati.
b) Johannesburg 2002
Vi hanno partecipato 45.000 delegati. Il 26 agosto, giorno dell’apertura, i lavoratori cinesi stavano lottando per contenere l’inondazione del fiume Yangtze e la polizia ceca stava recuperando il 16° corpo dai flutti che avevano devastato il paese – due eventi che molti avevano collegato con il mutamento climatico. Bagagli già alla mano, i delegati e milioni di moscoviti venivano consigliati di rimanere in casa a causa del denso fumo che avvolgeva la città proveniente dagli incendi delle foreste.
Delegazioni della Chiesa. Il Vaticano aveva alcuni delegati, guidati dal vescovo Renato Martino, un francescano secolare. Da allora è stato nominato nuovo responsabile della Commissione pontificia per giustizia e pace. Vi erano anche delegati di molte congregazioni religiose. Si sono tenuti alcuni incontri informali ma mancava una voce coordinata della Chiesa. Una suora della Misericordia, membro della delegazione del Consiglio Mondiale delle Chiese, ha detto di essere là per portare “una dimensione etica e morale alla discussione”.
Famiglia francescana. La Famiglia francescana ofm locale era rappresentata da Vumile Nogemare ofm (Ministro provinciale), Teddy Lennon ofm, coordinatore GPSC Sub-sahariano ed altri tre frati. Vi erano anche sr. Florence di FI, New York, con altre due suore; tre laici ed alcuni Cappuccini. I delegati francescani hanno preso visione di alcuni progetti ed eventi locali. A Evaton, una parrocchia affidata ai Francescani, il vescovo Paul Khoarai, rappresentante dei vescovi sudafricani al Summit, durante la celebrazione eucaristica da lui presieduta ha sollecitato la gente ad impegnarsi per lo sviluppo e la realizzazione dei progetti a livello locale. Hanno anche visitato un progetto ecologico presso la Orange Farm.
Sr. Roxanne Schares SSND e Teddy Lennon ofm espongono le loro riflessioni sul Summit. Hanno detto che:
v è stata un’esperienza di opportunità per raccogliere molte informazioni ed ascoltare molte voci su vari argomenti, in particolare i cinque temi sottolineati: acqua e igiene, energia, salute, agricoltura e biodiversità e soprattutto estirpazione della povertà.
v Sono stati alcuni giorni di provocazione e lotta, in piedi in lunghe code per alcune ore per ottenere il pass di accesso al luogo della Convenzione, poi per avere i biglietti per partecipare alle sessioni plenarie. I maggiori gruppi e le ONG erano davvero esasperati da queste limitazioni all’accesso e alla partecipazione. Molti hanno notato invece che gruppi affaristi potevano contattare coloro che influenzavano i documenti di lavoro, cosa non concessa alle ONG; molte sessione erano chiuse.
Le persone sono rimaste impressionate da Robert Swan che a Rio aveva preso un impegno: con gente di ogni estrazione e razza ha organizzato la rimozione di 1.000 tonnellate di rifiuti dalla base scientifica di Bellings-hausen, sulla penisola antartica. Attualmente sta sostenendo il progetto sudafricano “Amore per la Vita” per combattere l’AIDS. Morale della favola, ognuno può fare qualcosa, non importa se è poca cosa, per fare una differenza.
v È stata una opportunità di ascolto. Fr. Albert Nolan, OP, nell’omelia della speciale celebrazione eucaristia per il Summit del 1° settembre, ha parlato delle tante voci, voci diverse, di difesa; voci dei poveri, dei semipoveri, dei ricchi, persino di quelli oscenamente ricchi, voci di culture e tradizioni spirituali diverse, voci di madre natura. Ma bisogna fare qualcos’altro oltre che ascoltare. L’ascolto è cruciale, è una parte importante della soluzione, ma c’è la tentazione di ascoltare solo ciò che si vuol sentire, la propria voce… Questo è il tempo di mettersi in ascolto di tutta la creazione, umana e non umana, perché è Dio che sta parlando.
Al momento dell’accordo formale sul testo, i delegati di quasi 200 nazioni hanno applaudito per appena 10 secondi. Il motivo? Un programma troppo debole per affrontare i problemi di tutto il mondo.
Cos’è accaduto al Summit?
v Abdicazione della politica. La delegazione USA ha sferrato un attacco al cuore del multi-lateralismo. Dal 1971 (Stoccolma) sono stati firmati più di 300 accordi internazionali per regolare problemi comuni alla società mondiale (es. acqua, aria, ecc.).
v È stato fatto ogni sforzo per dare maggiore importanza al WTO dando priorità agli accordi commerciali. Grazie all’intervento di un Delegato dell’Etiopia tale proposta non è passata.
v Risorse. USA/OPEC/77 hanno bloccato una proposta del Brasile, sostenuta anche dall’Unione Europea, per giungere a produrre, a livello mondiale ed entro il 2010, il 10% di energia rinnovabile (solare ed eolica). Il documento finale semplicemente raccomanda un “sostanziale” incremento. L’Europa si è impegnata in questo senso.
v Bush è stato uno dei grandi leaders assenti.
v Progetto USA. Recedere dagli accordi di Rio. Uno dei più importanti principi chiamati in causa era che il Nord del mondo doveva sentirsi più responsabile riguardo alla soluzione dei problemi ambientali poiché ne aveva causati la maggior parte (es. la variazione climatica). Bush persiste nel considerare il Sud egualmente responsabile.
v Tuttavia alcuni ritengono che gli Stati Uniti abbiano fallito nel loro intento di imporre al mondo un sistema unilaterale con la loro azione di ostruzionismo (sono 300 i loro delegati), almeno per ora! La Conferenza si è chiusa rinnovando gli impegni degli accordi di Rio, ossia responsabilità comune ma differenziata. L’ultimo giorno gli Stati Uniti hanno dato la loro interpretazione: non intendono compiere ciò che danneggia la loro economia (cioè il loro tenore di vita). Hanno ricordato ai delegati che il programma di 65 pagine non era legalmente vincolante e Washington non poteva legare gli americani a vaghi propositi. A Rio, Bush padre aveva dichiarato che avrebbe “difeso lo stile di vita americano”.
c) Che cosa si è raggiunto?
v Sono stati allertati i governi. Il pianeta è in crisi (Green peace).
v Il traguardo fissato nel documento finale, il piano di realizzazione, è: far in modo che mezzo miliardo di cittadini del mondo abbiano un corretto sistema di acqua potabile e fognature entro 15 anni e di ridurre il più possibile gli effetti dannosi dell’inquinamento chimico entro il 2020; piani di salvaguardia delle risorse ittiche mondiali. Vi sono complessivamente 1,1 miliardi di persone che non hanno disponibilità di acqua potabile e 2,4 miliardi che non hanno un sistema igienico adeguato.
v Nei testi ufficiali si sottolinea il concetto di “partenership”. Kofi Annan ha riconosciuto il valido contributo dato dalla società civile circa problemi quali il condono del debito e la corte internazionale anticrimine.
v L’impoverimento delle risorse disponibili (acqua, petrolio, ecc.) e la corrispondente crescente domanda aumenta la probabilità del ricorso alla guerra. Si sta sviluppando uno studio sul legame tra “sicurezza ambientale” e “pacificazione”.
v Il Summit non è caduto nell’ostilità ma ha mantenuto le porte aperte al dialogo tra ricchi e poveri e tra inquinatori e ambientalisti.
v è aumentata la percezione dell’urgenza circa l’inquinamento dell’ambiente e la condizione delle popolazioni più povere.
v I problemi ambientali sono alle calcagna dello schermo radar del pubblico e della politica (Direttore di Green Peace).
v Crescente evidenza dell’incombente crisi di acqua nel mondo a causa del crescente consumo, di un uso scorretto, dell’inquinamento, del cambiamento delle condizioni climatiche e di agenti infestanti.
v Consapevolezza che «Se le ong non avessero gridano con tutta la voce possibile, non saremmo mai riusciti a fare quel che si è fatto» (Robert Wilson, Direttore scientifico presso la Banca Mondiale).
v Gli Stati Uniti hanno svelato dozzine di progetti che si propongono di ripulire il pianeta, compreso lo stanziamento di 970 milioni di dollari per fornire acqua potabile al Terzo Mondo (Gli USA erano stati accusati di ostacolare i nuovi target per dimezzare la povertà entro il 2015).
Gli insuccessi
v L’aver perso una grossa opportunità per combattere la povertà.
v La mancanza di obiettivi nel piano di azione.
v L’aver cancellato ogni menzione dell’espressione “diritti umani”.
v I governi hanno tentato di eludere le loro responsabilità con la scusa degli affari (WWF).
v Scarsi i nuovi stanziamenti. L’attuale aiuto complessivo dalle nazioni ricche è di 54 miliardi di dollari l’anno (67 dollari pro-capite). L’ONU stima che l’obiettivo di dimezzare la povertà entro il 2015 potrebbe essere raggiunto se gli stanziamenti fossero raddoppiati.
v I cittadini di alcuni paesi non stanno pretendendo che i loro leaders facciano le cose giuste (Associazione Internazionale Amici della Terra).
v Sveglia alle ONG: i governi e il mondo dei grandi affari le hanno sottovalutate.
Raccomandazioni
v I Francescani presenti sono rimasti colpiti da un libretto fatto circolare da Green peace intitolato: “Perché siamo qui?, che sottolineava alcune cose importanti. Per portare a compimento le decisioni prese si devono prevedere:
a) Scopi e tempi: qual’è l’obiettivo? Come e chi deve raggiungerlo?
b) Mezzi e risorse economiche per raggiungerli: Quali sono gli strumenti e i meccanismi di distribuzione? Quanto denaro è necessario e chi lo deve fornire?
c) Requisiti istituzionali: Chi ha l’incarico di condurre a termine l’obiettivo?
d) Sistemi di verifica e valutazione: In che modo i governi e le istituzioni internazionali controlleranno se si stanno raggiungendo gli obiettivi?
v Cosa possono fare i Francescani a livello locale? Dobbiamo operare noi stessi quel cambiamento che vogliamo per il mondo:
a) documentando tutto ciò che accade a livello locale.
b) cercando di procurarsi fatti concreti sull’amministrazione di: acqua e igiene, energia, salute, produzione agricola, biodiversità e ecosistema.
c) raccogliendo informazioni sulle dimensioni dell’AIDS
d) nei luoghi dove siamo presenti, mantenendoci in contatto con la gente che vive questi problemi.
e) scambiandoci le informazioni
f) facendo un passo alla volta secondo lo schema proposto da Green peace.
v è necessario un cambiamento di strategia dei movimenti ambientalisti per avere più influenza nei prossimi summit.
v Occorre influenzare l’opinione pubblica
v La Banca Mondiale, avversario tradizionale delle ONG, ha riconosciuto che gli attivisti hanno avuto un impatto molto maggiore di quanto si fosse immaginato.
v Gli affari non possono essere ignorati. È necessario stringere alleanze strategiche tra ONG e industria (Green peace).
v Le Chiese devono essere più organizzate, professionali, informate e far sentire di più la loro voce.
Punti chiave concordati.
Ø Acqua ed igiene. Ci si è proposti di dimezzare, entro il 2015, il numero delle persone che non hanno diritto ad una corretta igiene, traguardo a cui Washington si è opposta. Ciò fa da complemento al precedente obiettivo di dimezzare, sempre entro il 2015, il numero di quanti non hanno accesso all’acqua potabile.
Ø Energia. Si è deciso di agire per promuovere l’accessibilità all’energia, ma non sono stati concordati traguardi specifici per incrementare parte del consumo dell’energia mondiale con energia rinnovabile come quella solare o eolica. L’Europa Unita era favorevole a questo obiettivo, ma gli Stati Uniti ed i paesi produttori di petrolio si sono rifiutati di fare una previsione.
Ø Pesca. Si è concordato di ripristinare entro il 2015 le depredate riserve di pesce, riconoscendo che gli oceani sono essenziali per l’eco-sistema e fonti cruciali di cibo, specialmente nei paese poveri.
Ø Prodotti chimici. Entro il 2020 i prodotti chimici dovranno essere prodotti e usati in modo da ridurre al minimo il grave impatto nocivo sulle persone e sull’ambiente. Sarà promosso un sondaggio sui rifiuti rischiosi.
Ø Salute. Si è definito un accordo dell’Organizzazione Commerciale Mondiale sui brevetti che non escluda i paesi poveri dalla possibilità di rifornirsi di medicinali contro l’AIDS per la cura di tutti coloro che sono HIV positivi.
Ø Condizione femminile. Si è concordato che il diritto alla sanità deve essere coerente con i diritti umani ed i valori religiosi e culturali.
Ø Aiuti. è necessario un consistente aumento degli aiuti ai paesi poveri per poter raggiungere gli obiettivi di sviluppo concordati- I paesi ricchi sono stati sollecitati a devolvere lo 0,7% del reddito nazionale, obiettivo che era già stato stabilito nel 1970, ma che solo 5 paesi hanno raggiunto.
Ø Globalizzazione. Il piano ammette che la globalizzazione presenta aspetti positivi e negativi. Offre grosse opportunità per la crescita dell’economia mondiale e per un miglior standard di vita, ma si dovrebbero includere anche i paesi poveri che devono affrontare serie difficoltà.
Ø Governo. Si riconosce che per uno sviluppo sostenibile è essenziale un buon governo nazionale e internazionale. Gli stati ricchi vogliono vincolare gli aiuti a minor corruzione e maggiore democrazia.
Ø Strategie. I paesi hanno concordato di dare corso entro il 2005 a strategie di protezione delle risorse per le generazioni future.
Ø Povertà. Si stabilisce di istituire un fondo di solidarietà per eliminare la povertà, “la maggior sfida del giorno d’oggi”. Si è posto l’accento sul fatto che i contributi per il fondo siano volontari.
Ø Approccio precauzionale. Si riafferma il principio dell’azione a protezione dell’ambiente anche se non sono accertati i potenziali danni futuri all’ecosistema della terra.
Ø Responsabilità comune ma differenziata. Si ribadisce che tutte le nazioni devono sforzarsi di salvaguardare il pianeta ma ci si aspetta che i paesi ricchi si accollino un fardello economico maggiore di quello dei paesi poveri.
http://www.planetark.org/dailynewsstory.cfm?newsid=17598.
La sfida per i religiosi
Che cosa dice il Summit della Terra a noi religiosi e religiose e cosa dobbiamo fare?
1. Il tema della “sostenibilità” è centrale. Le risorse naturali stanno scomparendo molto più rapidamente di quanto non possano esse rifornite e la povertà è in aumento.
Che cosa significa “sostenibilità” per noi religiosi e religiose? Come possiamo vivere e promuovere la sostenibilità? Quali provocazioni pone al nostro stile di vita la devastazione ambientale? Come possiamo contribuire ad una “lobby” per il bene?
2. La “nonviolenza” riguarda la promozione e la restaurazione di “relazioni di diritto” verso noi stessi, la nostra comunità, gli altri e l’intera creazione. C’è un qualche legame tra nonviolenza e sostenibilità? è possibile portare avanti contemporaneamente i due temi per determinare un maggior coinvolgimento dei religiosi nella lotta per la sopravvivenza della vita del pianeta?
F. Rete “Fede e Giustizia” afro-europea (AEFJN)
Sr. Begonia Inarra, suora missionaria dell’Africa, ha presentato la rete ai delegati. è stata fondata nel 1988 dai Superiori Maggiori delle Congregazioni che lavorano in Africa con lo scopo di portare cambiamenti strutturali nella linea dello Spirito. Hanno un segretariato a Bruxelles che prepara documenti di ricerca e fa pressione sull’Unione Europea relativamente a problemi che affliggono l’Africa: commercio, debito internazionale, traffico di donne e bambini, bambini-soldato, ecc. Contano su gruppi (antenne) composti da religiosi e amici di queste congregazioni, presenti nella maggior parte dei paesi europei. Ogni paese si organizza autonomamente e sceglie i temi su cui lavorare. Vi sono gruppi anche in molti paesi africani: in Camerun lavorano su un problema relativo all’oleodotto tra il Ciad e il Camerun del Nord; in Costa d’Avorio sono impegnati nel rendere accessibili i medicinali e in Mozambico promuovono una cultura di pace. L’AEFFJN ha chiesto ai Francescani di considerare la possibilità di unirsi. Verso la fine del 2001, il Definitorio generale aveva acconsentito all’unione ma desiderava prima consultare le Entità africane. La Conferenza dei Ministri provinciali ha quindi interpellato le proprie Entità. Sud Africa, Mozambico e Zimbabwe hanno accettato l’unione mentre le Province dell’Africa orientale e della Repubblica Democratica del Congo stanno ancora pensandoci. Il Governo Generale corrisponderà la metà della quota associativa (€ 1,50 per ogni frate) ed ogni Entità coprirà la restante metà.
G. GPSC e cambiamenti delle Strutture
La Commissione GPSC della Conferenza ha accettato quanto proposto dai Presidenti delle Conferenze dell’Ordine nel maggio 2002 a Roma, ossia che l’Ufficio GPSC rimanga com’è, un ufficio indipendente, e che svolga il proprio lavoro di animazione coordinandosi con il Segretariato per l’Evangelizzazione e il Segretariato per la Formazione e gli Studi.
H. Proposte per il Capitolo Generale.
1. Il Capitolo Generale inviti con forza ogni Frate Minore ad impegnarsi o re-impegnarsi nella nonviolenza dello Spirito incarnata da Francesco e Chiara, secondo uno stile di vita che coltivi un corretto rapporto con Dio, con se stessi, con la propria fraternità, con gli altri e con tutto il creato. I Frati Minori vivano in fraternità ambientalmente sostenibili e, in quanto missionari contemplativi, siano segno efficace contrapposto ad una cultura che ha adottato i valori dell’economia di mercato. Facciano ciò lavorando solidalmente con gli esclusi del mondo in favore della pace, dei diritti umani e della dignità per tutti.
è questa la via per rispettare ciò che di sacro c’è in ogni uomo, come Francesco ci ha mostrato.
2. Nel sessennio 2003-2009 il Definitorio generale elabori una politica di investimento etico per l’Ordine, in collaborazione con le Province e le Conferenze, che cominci prima del prossimo Capitolo Generale.
Membri della Commissione GPSC Sub-Sahariana:
Teddy lennon lenjus@yebo.co.za
Gabriel Gutierrez muposi@yahoo.com
Eugene Barrett ebarrett@mweb.co.zw
Joseph Legonou paroisse.hanoucope@ids.tg
Joe Ehrhardt joemasumbuko@yahoo.com
Per favore, inviate qualsiasi notizia, date di incontri GPSC, commenti e suggerimenti a:
Gearóid Francisco Ó Conaire, OFM e-mail pax@ofm.org
Ufficio GPSC OFM web http://www.ofm.org/
Via S. Maria Mediatrice, 25 tel. (+39-06) 6849-1218
00165 Roma, Italia fax (+39-06) 6849-1266